Codice della Crisi in vigore dal 15 luglio 2022: quali sono le novità?

Codice della Crisi in vigore dal 15 luglio 2022: quali sono le novità?

In data 15 luglio 2022 è entrato in vigore il nuovo Codice della Crisi di Impresa (CCII) che ha unificato, in un solo corpo normativo, tutta la disciplina relativa alla regolazione dello stato di crisi e di insolvenza in riferimento a qualsiasi tipologia di debitore, e cioè sia gli imprenditori commerciali che i consumatori e gli altri debitori cd civili.

Il Codice nasce alla fine di un lungo percorso, iniziato con la Legge delega n. 155 del 19 ottobre 2017 e terminato con l’emanazione del Decreto Legislativo n. 83 del 17 giugno 2022, che ha recepito i contenuti della Direttiva (UE) 2019/1023 (cd Direttiva Insolvency).

Le nuove norme sono applicabili per tutti i procedimenti sorti successivamente alla sua entrata in vigore, mentre per quelli già pendenti a tale data si applica la normativa previgente.

Codice della crisi: quali sono le novità?

Quali sono le caratteristiche del nuovo codice della crisi?

Innanzitutto, è bene sottolineare come il nuovo codice abbia inteso considerare la crisi dell’impresa come un fenomeno fisiologico dell’impresa stessa, eliminando, altresì, il termine “fallimento” che diventa “liquidazione giudiziaria“.

Con il nuovo codice della crisi il legislatore ha inteso ridisporre gli articoli della “vecchia legge fallimentare”, per fare posto alle norme che prevedono le nuove procedure di allerta (la cui entrata in vigore è stata procrastinata al 31 dicembre 2023) e a nuovi articoli la cui stesura in chiave moderna va ad attualizzare i principi cardine su cui la legge è stata scritta.

Ricordiamo, infatti, che la c.d. legge fallimentare, tuttora vigente ed alla quale si affiancherà la nuova normativa, è quella risalente al Regio Decreto 16 marzo 1942 n. 267.

Le novità introdotte dal nuovo Codice della crisi e dell’insolvenza si innestano, principalmente, sulla necessità di individuare e di intervenire in maniera preventiva sulle possibili situazioni debitorie o di insolvenza (anche pregresse e mantenute nel tempo) che, incancrenendosi possono portare l’azienda ad una crisi economica irreversibile.

Ed è a questo fine che tendono le misure di allerta introdotte dal nuovo codice, le quali debbono, appunto, prevedere tempestivamente l’emersione della crisi d’impresa; la norma le enumera in questi termini:

  • a) l’esistenza di debiti per retribuzioni scaduti da almeno trenta giorni pari a oltre la metà dell’ammontare complessivo mensile delle retribuzioni;
  • b) l’esistenza di debiti verso fornitori scaduti da almeno novanta giorni di ammontare superiore a quello dei debiti non scaduti;
  • c) l’esistenza di esposizioni nei confronti delle banche e degli altri intermediari finanziari che siano scadute da più di sessanta giorni o che abbiano superato da almeno sessanta giorni il limite degli affidamenti ottenuti in qualunque forma purché́ rappresentino complessivamente almeno il cinque per cento del totale delle esposizioni;
  • d) la segnalazione da parte di uno dei creditori pubblici qualificati (INPS, INAIL, AdE, AdE Riscossione) per una specifica fattispecie.

Composizione negoziata della crisi: in cosa consiste?

Una importante novità introdotta dal nuovo codice della crisi e dell’insolvenza – sempre in quell’ottica tesa a salvaguardare l’economia dell’impresa anche alla luce degli eventi pandemici appena trascorsi – sta nella previsione della “composizione negoziata della crisi”, un vero e proprio strumento di ausilio alle imprese in difficoltà diretto e pensato per il loro risanamento.

Si tratta di un percorso di composizione su base esclusivamente volontaria e caratterizzato da assoluta riservatezza cui è possibile accedere tramite una piattaforma telematica.

L’imprenditore può fare richiesta di affiancarsi ad un esperto, terzo e indipendente e munito di specifiche competenze, il quale avrà il compito di agevolare le trattative con i creditori che siano eventualmente necessarie per il risanamento dell’impresa, ed il superamento dello squilibrio patrimoniale o economico-finanziario che rende probabile la crisi o l’insolvenza.

Il legislatore ha riposto molta fiducia ed aspettative nell’istituto della composizione negoziata della crisi, tant’è che ha prorogato, come già detto, l’entrata in vigore delle nuove procedure di allerta al fine di verificarne l’efficacia.

Possiamo concludere, quindi, affermando che il nuovo codice della crisi e dell’insolvenza vuole essere una sorta di “ombrello” che tenga al riparo le imprese (e non solo) da eventuali dissesti finanziari e crisi debitorie fornendo loro tutti gli strumenti di controllo necessari.

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